Francia vs Italia: la domanda più inutile del mondo del vino
C’è una domanda che, prima o poi, arriva sempre in enoteca.
A volte detta con curiosità sincera, altre con tono da sfida calcistica pre-derby.
“Ma quindi… sono migliori i vini francesi o quelli italiani?”
E lì capisci immediatamente che il problema non è il vino.
È il bisogno umano di trasformare qualsiasi cosa in una classifica.
Dopo anni passati tra bottiglie, degustazioni, clienti, fiere, corsi AIS e discussioni infinite al bancone, sono arrivato a una conclusione abbastanza semplice:
questa domanda non ha davvero senso.
O meglio: ha lo stesso senso di chiedere se sia migliore un grande caffè fatto con la moka a casa o un eccellente espresso bevuto al bar.
Proviamo davvero a pensarci.
Mettiamo la stessa miscela di caffè.
Stessa qualità della materia prima.
Eppure:
- cambia l’estrazione,
- cambia la pressione,
- cambia la temperatura,
- cambia la mano di chi lo prepara,
- cambia il macchinario,
- cambia perfino il contesto mentale in cui lo bevi.
Il risultato finale sarà completamente diverso.
Ma chi avrebbe il coraggio di dire seriamente:
“la moka è superiore all’espresso”
oppure
“l’espresso rende inutile la moka”?
Sono semplicemente due interpretazioni diverse della stessa materia prima.
Ecco.
Francia e Italia, nel vino, funzionano più o meno così.
La Francia ha costruito il metodo
Bisogna riconoscerlo senza complessi.
La Francia ha avuto una capacità straordinaria nel codificare il vino:
- classificazioni,
- gerarchie,
- appellazioni,
- linguaggio tecnico,
- concetto di terroir,
- prestigio internazionale.
I francesi non hanno soltanto prodotto grandi vini.
Hanno costruito una narrazione potentissima attorno al vino.
Bordeaux, Borgogna e Champagne non sono solo territori:
sono diventati simboli culturali mondiali.
E diciamolo chiaramente:
molti francesi hanno una sicurezza quasi aristocratica nel raccontare il proprio vino.
Anche quando la bottiglia non è poi così straordinaria.
L’Italia invece è un caos meraviglioso
L’Italia non è mai stata ordinata come la Francia.
È frammentata.
Confusa.
Campanilista.
Piena di eccezioni.
Ed è anche il motivo per cui il vino italiano è così affascinante.
Abbiamo una biodiversità viticola che ha pochi paragoni al mondo:
centinaia di vitigni autoctoni, territori diversissimi, stili che cambiano nel raggio di pochi chilometri.
In Francia spesso trovi il sistema.
In Italia trovi il carattere.
A volte geniale.
A volte disordinato.
A volte persino contraddittorio.
Ma tremendamente vivo.
Le tifoserie del vino
La parte più divertente, però, sono gli integralisti.
Da un lato:
“Eh ma la Francia non si batte.”
Detto spesso con lo stesso tono con cui si parla di un’entità mistica superiore.
Dall’altro:
“Noi italiani abbiamo i vini migliori del mondo!”
Che è il gemello patriottico dello stesso identico atteggiamento.
La verità è che entrambe le posizioni nascono quasi sempre da un approccio ideologico, non sensoriale.
Chi beve davvero con curiosità sa che esistono:
- vini francesi straordinari,
- vini francesi sopravvalutati,
- vini italiani magnifici,
- e vini italiani assolutamente dimenticabili.
Esattamente come ovunque.
I numeri che spiegano tutto
E forse c’è anche un altro dettaglio interessante.
Francia e Italia, sommate insieme, rappresentano una quota enorme della produzione vinicola mondiale.
A seconda delle annate e delle statistiche OIV, oscillano spesso attorno a quasi metà del vino di alta fascia che detta il linguaggio internazionale del settore.
In pratica, stiamo parlando di due civiltà del vino che da sole influenzano:
- gusto,
- mercato,
- comunicazione,
- formazione,
- estetica,
- e perfino il modo in cui il resto del mondo descrive un vino.
Non sono due squadre.
Sono due modelli culturali giganteschi.
Dopo tanti anni in enoteca, la mia risposta resta sempre la stessa.
Non esiste il paese “migliore”.
Esistono bottiglie migliori.
Momenti migliori.
Produttori migliori.
Emozioni migliori.
Esiste il vino che ti colpisce davvero.
E soprattutto esiste una cosa che molti dimenticano: il vino non è una guerra.
È piacere.E il vino più buono del mondo resta sempre quello che piace a te.